Febbraio è il mese del mio compleanno e io ho l’abitudine di fare un piccolo bilancio, delle cose fatte e di quelle da fare. Così ho pensato di condividere con te una parte del mio percorso legato al Professional Organizing e di parlarti dei libri che mi hanno portato a fare ciò che amo, di quelli che ancora leggo per aggiornarmi e arricchire la mia esperienza.

Iniziamo da quello che in pochissimo tempo è diventato un best seller e sinonimo per molti di organizzazione: l’ormai famosissimo metodo Konmari della giapponese Marie Kondo con il suo “Il magico potere del riordino”. Molto in questo periodo si parla di questa giapponesina minuta grazie alla recente serie originale di Netflix “Facciamo ordine con Marie Kondo”. Visto che a chiunque io parli del mio lavoro viene in mente subito Marie e il suo metodo voglio spiegarti alcune cose che differenziano il mio metodo dal suo.

Premetto che a me Marie  Kondo è simpatica, mi fa sorridere il suo approccio zen così lontano dal nostro modo occidentale di “sentire” gli oggetti e gli spazi e mi piace il suo stile semplice ma molto determinato e, diciamolo pure, decisamente vincente 😉

Marie dice che la sua missione è diffondere gioia nel mondo attraverso il riordino. Io non penso sia una questione di riordino fine a se stesso ma piuttosto sono convinta che, grazie all’organizzazione personale, si possa vivere più sereni e felici ed è per questo che mi occupo di professional organizing. E comunque, infine … GRAZIE Marie perché sempre più persone conoscono il mio lavoro!

Ma torniamo a ciò che del metodo Konmari non mi convince in 3 punti!

  1. Marie Kondo sostiene che il suo metodo è uguale per tutti e funziona con chiunque: inizia con il fare esaminare ai suoi clienti i vestiti, libri, documenti, oggetti misti e infine i ricordi, sempre in questa sequenza. Ecco, io non sono d’accordo, perché credo che ognuno debba trovare il suo percorso  per impostare un sistema che lo aiuti a organizzare meglio i suoi spazi e la sua vita. I metodi e le tecniche sono molti: io aiuto i miei clienti a trovare quelli che sono più indicati per loro sia per creare l’organizzazione che per mantenerla nel lungo periodo. Come la Kondo, anch’io penso che per vivere meglio e organizzare la casa in modo funzionale sia necessario eliminare tutto quel che non ci dà emozioni positive, ma con i miei clienti inizio dallo spazio che loro sentono come il più urgente,  poi da lì avanti in base alle loro priorità.
  2. Marie Kondo, sia nel libro che nella serie tv,  consiglia prevalentemente di buttare gli abiti e gli oggetti. Per me questo è un sacrilegio, è diseducativo e mi fa pensare a una totale mancanza di consapevolezza della situazione di oltre metà della popolazione che non ha oggetti né cibo né abiti per sopravvivere. Quando faccio questo lavoro di eliminazione del superfluo con i miei clienti noi buttiamo solo ciò che non è più utilizzabile da nessun altro, mentre a tutto il resto viene data una seconda vita. Io ti consiglio di regalare, dare in beneficenza o di vendere ciò che non intendi usare più ma che ancora ha delle possibilità.
  3. Nello show su Netflix Marie Kondo fa fare il lavoro di eliminazione e riorganizzazione ai suoi clienti in autonomia, tranne poche indicazioni iniziali. Io credo che una buona parte del lavoro vada fatto insieme (anche manuale!), in particolare le prime ore di esame della situazione e di impostazione dei nuovi sistemi organizzativi, per verificare che siano efficaci e funzionali per la persona che li deve mettere in pratica. I metodi sono molti, ma la bravura del Professional Organizer sta proprio nell’aiutare il cliente a trovare quello che più gli è adatto e a far sì che lo porti avanti anche in autonomia sul lungo periodo. E se vuoi provare, non ti resta che chiamarmi!