Ma perché quando sono in anticipo arrivo più tardi?
Lo ammetto: non sono una di quelle persone che arrivano sempre con mezz’ora di anticipo. Anzi, di solito sono una di quelle che arrivano “giusta giusta”. So che è un equilibrio delicato e che qualche rischio lo comporta, ma mi conosco.
Per questo c’è un episodio che ancora oggi mi fa sorridere.
Dovevo prendere un treno e, per una volta, ero arrivata in stazione con largo anticipo. Credo almeno quindici minuti. Pensavo di essere stata bravissima. Poi hanno annunciato che il treno era in ritardo di altri dieci minuti.
Risultato? Mi sono ritrovata ad aspettare quasi mezz’ora. E sai come è andata a finire?
Ho perso il treno.
Sì, hai letto bene.
Non perché fossi in ritardo. Non perché fossi arrivata all’ultimo momento. Non perché avessi sbagliato stazione.
L’ho perso mentre cercavo il numero della carrozza sul tabellone del binario. Il treno, già in ritardo, è rimasto fermo pochissimo ed è partito senza di me!
Per anni ho evitato di raccontare questo episodio. Da Professional Organizer mi sembrava quasi imbarazzante. Poi qualche settimana fa, durante un incontro con alcune colleghe, la storia è saltata fuori.
E con mia grande sorpresa non ero l’unica. Anche altre avevano vissuto situazioni simili.
E allora mi sono fatta una domanda: perché succede?
Perché quando siamo in ritardo tendiamo a concentrarci e a correre dritti verso l’obiettivo, mentre quando siamo in anticipo a volte ci perdiamo per strada?
Il curioso effetto del “tanto ho tempo”
Quando siamo in ritardo il nostro cervello è focalizzato. Dobbiamo arrivare da qualche parte e tutte le energie sono orientate a quello.
Quando invece abbiamo un margine di tempo, accade qualcosa di curioso. Ci rilassiamo.
Pensiamo:
“Tanto ho tempo.”
Ed è proprio lì che iniziano i guai. Magari controlliamo un attimo il telefono, rispondiamo a un messaggio, ci prendiamo un caffè, cambiamo borsa, torniamo indietro a prendere una cosa, mettiamo a posto qualcosa che vediamo fuori posto.
Niente di grave, preso singolarmente.
Ma tutte queste micro-attività si infilano nello spazio libero che avevamo a disposizione.
Il paradosso dell’anticipo
Esiste persino una teoria che descrive un fenomeno simile: la Legge di Parkinson. In sintesi, il tempo disponibile tende a essere occupato tutto.
Se abbiamo cinque minuti, usiamo cinque minuti.
Se ne abbiamo venti, spesso troviamo inconsapevolmente il modo di usare anche quelli.
Non perché siamo disorganizzati.
Perché siamo umani.
Inoltre, quando percepiamo di avere margine, sottovalutiamo facilmente quanto tempo richiederanno le piccole cose e quanto sia facile perdere il focus.
Arrivare prima non significa sempre arrivare meglio
Attenzione: non sto dicendo che arrivare in anticipo sia sbagliato. Conosco persone che lo fanno sempre e per loro è una scelta che riduce stress e ansia.
Anzi, credo che chi arriva molto in anticipo abbia spesso bisogno di sentirsi tranquillo e preparato, e non c’è nulla di male.
Quello che trovo interessante è un altro aspetto: a volte non è il tempo che ci manca.
È l’attenzione.
Il vero rischio non è avere poco margine.
È smettere di proteggerlo.
Per questo, paradossalmente, può capitare di arrivare più facilmente in ritardo proprio quando siamo convinti di avere tutto il tempo del mondo. E forse è anche per questo che perdere un treno pur essendo arrivati in stazione con largo anticipo non è poi così assurdo come sembra.
Se è successo anche a te, sappi che siamo in buona compagnia. 😊
La prossima volta che ti trovi con qualche minuto di anticipo, prova a osservare cosa succede.
Lo usi davvero come margine di sicurezza o lo riempi subito con altre attività?
A volte piccoli episodi come questo ci insegnano molto sul nostro rapporto con il tempo, sull’attenzione e sulle abitudini che adottiamo senza nemmeno accorgercene. Forse è anche per questo che, prima di un viaggio o di un appuntamento importante, cerco di chiudere più “cerchi” possibile. Ne avevo parlato anche nell’articolo Prima di partire fai spazio, dedicato a tutto ciò che occupa spazio nella casa ma soprattutto nella mente.
Foto di Betül Balcı su pexels.com








