Mano che scorre tra capi chiari appesi su grucce di legno in un armadio ordinato. L’immagine rappresenta un lavoro di organizzazione dell’armadio e della casa ordinata, fatto con attenzione, ascolto e rispetto, per rendere lo spazio funzionale e più leggero da gestire.

Silva Bucci Professional Organizer

Quando la casa è ordinata, ma l’armadio no

Ci sono case molto ordinate in cui, nonostante tutto, qualcosa resta fermo. Nel caso di Maria Laura non era il disordine a creare difficoltà, ma un blocco.

Dopo l’alluvione, che c’è stata a Faenza nel 2023 il suo armadio – grande, capiente, pieno di vestiti – era diventato il punto più faticoso della casa. Non perché mancasse spazio, ma perché mettere mano agli abiti significava far riemergere ricordi, emozioni, passaggi delicati. E da sola non se la sentiva.

Da dove siamo partite

Dopo aver sentito parlare di me da alcune conoscenze comuni, Maria Laura ha deciso di contattarmi.

L’obiettivo dell’intervento non era “riordinare un armadio”, ma alleggerirlo e renderlo coerente con la vita di oggi.

Maria Laura per lavoro indossa una divisa, quindi aveva bisogno di:

  • uno spazio chiaro e immediato per i pochi capi che usa davvero ogni giorno
  • un’organizzazione che le permettesse di non avere tutto sempre sotto agli occhi perché teneva gran parte dei capi che usava sempre su una rella davanti ad un’anta dell’armadio
  • la sensazione di controllo e leggerezza, non di dover “affrontare” l’armadio ogni volta

Abbiamo iniziato con uno space clearing graduale: rivedere, selezionare, scegliere cosa tenere e cosa lasciare andare, senza forzature.

Molti capi non venivano usati da anni: diversi vestiti, provati insieme, non la rappresentavano più. Alcuni dei capi che ha deciso di eliminare sono stati regalati ad amiche (felicissime), altri che sarebbero rimasti nell’armadio sono stati messi via in modo ordinato per il cambio di stagione. Nulla buttato a caso, nulla deciso in fretta.

Come lavoro, nella pratica

Durante il lavoro io non decido al posto della persona e non giudico.
Ascolto, faccio domande, propongo soluzioni.

In questo caso:

  • abbiamo dedicato un’anta agli indumenti e accessori di uso quotidiano
  • il resto è stato organizzato in scatole e categorie chiare, per non occupare spazio mentale ogni giorno
  • ho consigliato grucce e contenitori adatti, integrando solo ciò che serviva davvero
  • abbiamo eliminato la rella piena di vestiti in camera, che non aveva più senso di esistere

Al posto della rella, oggi, c’è un piccolo tavolino. Un segno concreto di spazio ritrovato.

Un aspetto importante (e poco raccontato)

Spesso, mentre lavoriamo, le persone mi chiedono se desidero qualche capo che viene eliminato.
La mia risposta è sempre la stessa: no.

Per due motivi:

  1. etico – non mi sembra corretto
  2. coerente – sarebbe assurdo riempire casa mia mentre aiuto gli altri a fare spazio

Alla fine del lavoro, mi ha regalato un vestito. Un gesto consapevole, libero, che ho accolto con gratitudine.

L’altra cosa, forse una delle più toccanti che mi sono capitate facendo questo lavoro è che Maria Laura oltre che farmi questo regalo mi ha chiesto di abbracciarci sempre per ringraziarmi ed è stato un momento davvero molto bello per me.

E anche questo fa parte delle relazioni che nascono quando si lavora bene insieme.

Cosa è successo dopo

Il vero risultato non è stato solo l’armadio.

Nei giorni successivi mi ha raccontato che:

  • non lascia più nulla in giro
  • le lavatrici vengono stirate e rimesse subito a posto
  • l’ordine ora si mantiene con naturalezza

E soprattutto:

“Mi sento leggera e contenta, anche per essermi tolta il pensiero di avere un bisogno e non riuscire a portarlo a termine.”

Perché questo lavoro non è solo organizzazione

Organizzare un armadio, a volte, significa chiudere un cerchio. Non forzare, non spingere, ma accompagnare.

Il “più difficile” spesso è iniziare. E quando qualcuno ti cammina accanto, con rispetto e senza giudizio, diventa tutto più possibile.

Nei giorni scorsi ho raccontato questo lavoro anche attraverso un carosello fotografico su Instagram e Facebook.

Se anche tu senti di avere uno spazio “bloccato”, scrivimi.

A volte basta iniziare insieme.

Foto: Canva

Quando la casa è ordinata, ma l’armadio no

Ci sono case molto ordinate in cui, nonostante tutto, qualcosa resta fermo. Nel caso di Maria Laura non era il disordine a creare difficoltà, ma un blocco.

Dopo l’alluvione, che c’è stata a Faenza nel 2023 il suo armadio – grande, capiente, pieno di vestiti – era diventato il punto più faticoso della casa. Non perché mancasse spazio, ma perché mettere mano agli abiti significava far riemergere ricordi, emozioni, passaggi delicati. E da sola non se la sentiva.

Da dove siamo partite

Dopo aver sentito parlare di me da alcune conoscenze comuni, Maria Laura ha deciso di contattarmi.

L’obiettivo dell’intervento non era “riordinare un armadio”, ma alleggerirlo e renderlo coerente con la vita di oggi.

Maria Laura per lavoro indossa una divisa, quindi aveva bisogno di:

  • uno spazio chiaro e immediato per i pochi capi che usa davvero ogni giorno
  • un’organizzazione che le permettesse di non avere tutto sempre sotto agli occhi perché teneva gran parte dei capi che usava sempre su una rella davanti ad un’anta dell’armadio
  • la sensazione di controllo e leggerezza, non di dover “affrontare” l’armadio ogni volta

Abbiamo iniziato con uno space clearing graduale: rivedere, selezionare, scegliere cosa tenere e cosa lasciare andare, senza forzature.

Molti capi non venivano usati da anni: diversi vestiti, provati insieme, non la rappresentavano più. Alcuni dei capi che ha deciso di eliminare sono stati regalati ad amiche (felicissime), altri che sarebbero rimasti nell’armadio sono stati messi via in modo ordinato per il cambio di stagione. Nulla buttato a caso, nulla deciso in fretta.

Come lavoro, nella pratica

Durante il lavoro io non decido al posto della persona e non giudico.
Ascolto, faccio domande, propongo soluzioni.

In questo caso:

  • abbiamo dedicato un’anta agli indumenti e accessori di uso quotidiano
  • il resto è stato organizzato in scatole e categorie chiare, per non occupare spazio mentale ogni giorno
  • ho consigliato grucce e contenitori adatti, integrando solo ciò che serviva davvero
  • abbiamo eliminato la rella piena di vestiti in camera, che non aveva più senso di esistere

Al posto della rella, oggi, c’è un piccolo tavolino. Un segno concreto di spazio ritrovato.

Un aspetto importante (e poco raccontato)

Spesso, mentre lavoriamo, le persone mi chiedono se desidero qualche capo che viene eliminato.
La mia risposta è sempre la stessa: no.

Per due motivi:

  1. etico – non mi sembra corretto
  2. coerente – sarebbe assurdo riempire casa mia mentre aiuto gli altri a fare spazio

Alla fine del lavoro, mi ha regalato un vestito. Un gesto consapevole, libero, che ho accolto con gratitudine.

L’altra cosa, forse una delle più toccanti che mi sono capitate facendo questo lavoro è che Maria Laura oltre che farmi questo regalo mi ha chiesto di abbracciarci sempre per ringraziarmi ed è stato un momento davvero molto bello per me.

E anche questo fa parte delle relazioni che nascono quando si lavora bene insieme.

Cosa è successo dopo

Il vero risultato non è stato solo l’armadio.

Nei giorni successivi mi ha raccontato che:

  • non lascia più nulla in giro
  • le lavatrici vengono stirate e rimesse subito a posto
  • l’ordine ora si mantiene con naturalezza

E soprattutto:

“Mi sento leggera e contenta, anche per essermi tolta il pensiero di avere un bisogno e non riuscire a portarlo a termine.”

Perché questo lavoro non è solo organizzazione

Organizzare un armadio, a volte, significa chiudere un cerchio. Non forzare, non spingere, ma accompagnare.

Il “più difficile” spesso è iniziare. E quando qualcuno ti cammina accanto, con rispetto e senza giudizio, diventa tutto più possibile.

Nei giorni scorsi ho raccontato questo lavoro anche attraverso un carosello fotografico su Instagram e Facebook.

Se anche tu senti di avere uno spazio “bloccato”, scrivimi.

A volte basta iniziare insieme.

Foto: Canva