
Silva Bucci Professional Organizer
La mia parola guida del 2026 è: Leggerezza
Ormai è una piccola tradizione.
All’inizio dell’anno mi fermo, guardo indietro e scelgo una parola guida che mi accompagni nei mesi a venire. Non come un obiettivo da raggiungere, ma come una bussola: qualcosa che orienta il modo in cui sto nelle cose, nelle scelte, nelle giornate.
Negli anni questa pratica ha tracciato un percorso molto chiaro nella mia vita. Dal Coraggio del 2019, all’Equilibrio del 2020, passando per la Gratitudine del 2021, la Fiducia del 2022, l’Evoluzione del 2023, la Responsabilità del 2024 e infine Consapevolezza del privilegio del 2025.
Parole importanti, dense, che hanno fatto il loro lavoro. Oggi posso dirlo con serenità: non le rinnego, anzi. Le ho interiorizzate. Sono diventate parte del mio stile di vita, del mio modo di lavorare e di stare al mondo.
Ed è proprio per questo che, quest’anno, sento il bisogno di qualcosa di diverso.
Un anno che ha cambiato un po’ le regole
L’ultimo anno ha portato con sé cambiamenti significativi nella mia vita personale. Minori introiti e spese impreviste, non per scelte sbagliate ma per eventi esterni, fuori dal mio controllo. All’inizio mi hanno preoccupata, scombussolata, tolto qualche certezza.
Poi, piano piano, ho ripreso il timone.
E ho fatto una scoperta importante: si può stare bene anche con meno, se le giornate sono piene di senso. Se facciamo cose che ci fanno sentire realizzate, se stiamo bene tutti i giorni, non solo quando “tutto va come dovrebbe”. Ne ho scritto anche parlando di bilancio personale e del metodo delle 12 settimane: meno rigidità, più presenza, più lucidità.
Un mondo pesante
Intanto, fuori, il mondo continua a essere difficile.
Conflitti, violenze, ingiustizie che sembrano inconcepibili nel 2025 e che invece sono sotto gli occhi di tutti. Io, nel mio piccolo, sto bene. Ma quello che succede in tanti luoghi del mondo è terribile, e ignorarlo non è possibile.
Proprio per questo sento il bisogno di leggerezza.
Leggerezza, che non è superficialità, per me significa:
- meno peso inutile
- meno controllo
- più spazio
- più respiro
In questi giorni di vacanza l’ho già messa in pratica, senza pensarci troppo: ho sistemato tutti i documenti, eliminato alcune cose, regalato altre, deciso che proverò a venderne qualcuna. Ho fatto spazio.
E mi sento così: lucida e leggera. Già contenta.
La pietra dell’anno: Amazzonite
Per me le pietre non sono “magia” e non sostituiscono certo il lavoro che facciamo su di noi, però hanno una cosa che adoro: sono un promemoria concreto. Un oggetto piccolo, bello, che si può tenere in tasca e che mi riporta all’intenzione che ho scelto (io di solito le metto nel portachiavi). Ogni volta che vedo o sento in mano la pietra, mi ricordo dove voglio tornare quando mi appesantisco: nella mia parola guida. È un modo semplice per allenare la presenza, e anche per dare un significato a un gesto quotidiano.
Quando sono entrata nel negozio di pietre di Margherita, Albero della Vita, le ho raccontato il mio sentire. Lei mi ha consigliato l’amazzonite, una pietra associata all’istinto, alla verità personale, a una dimensione più selvaggia e meno addomesticata.
Mi è sembrata perfetta.
E sono felice, anche simbolicamente, che Margherita abbia riaperto dopo l’alluvione: un segno di ripartenza e di vita che continua.
Leggerezza e lavoro
Io, in fondo, la leggerezza la pratico anche di lavoro.
Alleggerisco spazi, oggetti, agende, vite. Aiuto le persone a fare spazio per stare meglio, per vivere con più serenità.
Quest’anno voglio fare lo stesso con me.
Leggerezza non come fuga, ma come scelta quotidiana.
Per restare presente, utile, e continuare a fare bene ciò che amo.
Il resto, come sempre, verrà da sé.
Foto: Canva
La mia parola guida del 2026 è: Leggerezza
Ormai è una piccola tradizione.
All’inizio dell’anno mi fermo, guardo indietro e scelgo una parola guida che mi accompagni nei mesi a venire. Non come un obiettivo da raggiungere, ma come una bussola: qualcosa che orienta il modo in cui sto nelle cose, nelle scelte, nelle giornate.
Negli anni questa pratica ha tracciato un percorso molto chiaro nella mia vita. Dal Coraggio del 2019, all’Equilibrio del 2020, passando per la Gratitudine del 2021, la Fiducia del 2022, l’Evoluzione del 2023, la Responsabilità del 2024 e infine Consapevolezza del privilegio del 2025.
Parole importanti, dense, che hanno fatto il loro lavoro. Oggi posso dirlo con serenità: non le rinnego, anzi. Le ho interiorizzate. Sono diventate parte del mio stile di vita, del mio modo di lavorare e di stare al mondo.
Ed è proprio per questo che, quest’anno, sento il bisogno di qualcosa di diverso.
Un anno che ha cambiato un po’ le regole
L’ultimo anno ha portato con sé cambiamenti significativi nella mia vita personale. Minori introiti e spese impreviste, non per scelte sbagliate ma per eventi esterni, fuori dal mio controllo. All’inizio mi hanno preoccupata, scombussolata, tolto qualche certezza.
Poi, piano piano, ho ripreso il timone.
E ho fatto una scoperta importante: si può stare bene anche con meno, se le giornate sono piene di senso. Se facciamo cose che ci fanno sentire realizzate, se stiamo bene tutti i giorni, non solo quando “tutto va come dovrebbe”. Ne ho scritto anche parlando di bilancio personale e del metodo delle 12 settimane: meno rigidità, più presenza, più lucidità.
Un mondo pesante
Intanto, fuori, il mondo continua a essere difficile.
Conflitti, violenze, ingiustizie che sembrano inconcepibili nel 2025 e che invece sono sotto gli occhi di tutti. Io, nel mio piccolo, sto bene. Ma quello che succede in tanti luoghi del mondo è terribile, e ignorarlo non è possibile.
Proprio per questo sento il bisogno di leggerezza.
Leggerezza, che non è superficialità, per me significa:
- meno peso inutile
- meno controllo
- più spazio
- più respiro
In questi giorni di vacanza l’ho già messa in pratica, senza pensarci troppo: ho sistemato tutti i documenti, eliminato alcune cose, regalato altre, deciso che proverò a venderne qualcuna. Ho fatto spazio.
E mi sento così: lucida e leggera. Già contenta.
La pietra dell’anno: Amazzonite
Per me le pietre non sono “magia” e non sostituiscono certo il lavoro che facciamo su di noi, però hanno una cosa che adoro: sono un promemoria concreto. Un oggetto piccolo, bello, che si può tenere in tasca e che mi riporta all’intenzione che ho scelto (io di solito le metto nel portachiavi). Ogni volta che vedo o sento in mano la pietra, mi ricordo dove voglio tornare quando mi appesantisco: nella mia parola guida. È un modo semplice per allenare la presenza, e anche per dare un significato a un gesto quotidiano.
Quando sono entrata nel negozio di pietre di Margherita, Albero della Vita, le ho raccontato il mio sentire. Lei mi ha consigliato l’amazzonite, una pietra associata all’istinto, alla verità personale, a una dimensione più selvaggia e meno addomesticata.
Mi è sembrata perfetta.
E sono felice, anche simbolicamente, che Margherita abbia riaperto dopo l’alluvione: un segno di ripartenza e di vita che continua.
Leggerezza e lavoro
Io, in fondo, la leggerezza la pratico anche di lavoro.
Alleggerisco spazi, oggetti, agende, vite. Aiuto le persone a fare spazio per stare meglio, per vivere con più serenità.
Quest’anno voglio fare lo stesso con me.
Leggerezza non come fuga, ma come scelta quotidiana.
Per restare presente, utile, e continuare a fare bene ciò che amo.
Il resto, come sempre, verrà da sé.
Foto: Canva



































