
Silva Bucci Professional Organizer
Il potere dell’organizzazione sulla felicità
Restare lucidi mentre il mondo è in disordine
In questi giorni è difficile non sentirsi un po’ divisi tra due realtà.
Da una parte la nostra vita quotidiana: il lavoro, le scadenze, le relazioni, i piccoli progetti.
Dall’altra le notizie che arrivano dal mondo – guerre, escalation militari, tensioni internazionali – che entrano nei nostri telefoni e nei nostri pensieri.
In una newsletter di Parole O_Stili ho trovato un’espressione che mi ha colpita: dissonanza cognitiva collettiva. È la coesistenza di emozioni opposte nello stesso spazio mentale. Leggerezza e paura. Normalità e tragedia.
Cercare un momento di respiro mentre nel mondo accadono cose drammatiche non è indifferenza. È cercare di tutelarsi. Nella newsletter di Parole O_Stili si parla anche di compassion fatigue, una stanchezza emotiva che può arrivare quando siamo esposti continuamente a notizie dolorose.
E allora la domanda diventa: come restiamo presenti, senza farci travolgere?
Cosa posso fare io?
Tempo fa ho scritto due articoli che purtroppo restano ancora molto attuali:
Il punto non era e non è minimizzare ciò che accade. Ma chiedermi quale sia il mio raggio di azione reale.
Non posso intervenire nei conflitti geopolitici.
Non posso decidere le scelte dei governi.
Ma posso scegliere come gestire il mio spazio, il mio tempo, la mia energia.
E qui entra l’organizzazione.
L’organizzazione come modo per centrarsi
Fare qualcosa con le mani a me aiuta.
Cucinare, mettere a posto un cassetto, sistemare una mensola, rendere uno spazio più piacevole.
Anche il giardinaggio ha questo effetto: toccare la terra, curare una pianta, vedere qualcosa crescere. Sono attività semplici, ma molto concrete.
Sono azioni semplici, ma mi aiutano a centrarmi.
Quando faccio qualcosa con le mani succede anche un’altra cosa: torno nel qui e ora. La mente smette per un momento di correre tra notizie, pensieri e preoccupazioni. L’attenzione si sposta su un gesto concreto: tagliare, piegare, mettere a posto. Sono attività semplici, ma hanno il potere di riportarci nel presente. E nel presente, spesso, le cose tornano a essere più gestibili.
Perché quando lo spazio intorno a noi è più chiaro e ordinato, anche la mente tende a rallentare e a ritrovare un po’ di equilibrio e aumento la percezione di controllo.
In un momento storico in cui molte cose sono fuori dal nostro controllo, rimettere ordine nel proprio ambiente può aiutarci a ritrovare un po’ di equilibrio.
Non cambia il mondo.
Ma cambia il nostro stato interno.
E il nostro stato interno influisce su come stiamo nel mondo.
Felicità possibile (anche adesso)
La felicità di cui parlo non è euforia, non è ignorare quello che succede. È sentirsi sufficientemente centrati da non essere travolti.
A volte è semplicemente questo:
un piano cucina libero, una lista chiara, una stanza che respira.
Sembra poco. Ma quando l’ambiente è meno caotico, la mente lavora meglio.
E quando la mente è meno sovraccarica, siamo più lucidi, più presenti, più capaci di scegliere.
Anche di scegliere parole migliori e di scegliere come informarci senza farci consumare.
Un piccolo esercizio (10 minuti veri)
Ti propongo qualcosa di molto concreto.
Metti un timer di 10 minuti.
Scegli una sola superficie:
un tavolo, una scrivania, il piano della cucina, il comodino.
-
Togli tutto.
-
Pulisci velocemente.
-
Rimetti solo ciò che è davvero necessario o bello da vedere.
Stop.
Osserva come ti senti.
Non è un caso.
È riduzione del carico mentale.
In tempi complessi non possiamo far finta che vada tutto bene però possiamo creare piccoli spazi di equilibrio nella nostra vita quotidiana.
Siamo gocce, è vero.
Ma il mare è fatto di gocce.
Anche i piccoli gesti nel nostro spazio fanno la differenza, prima di tutto per noi.
Foto di kaboompics su Pexels
Il potere dell’organizzazione sulla felicità
Restare lucidi mentre il mondo è in disordine
In questi giorni è difficile non sentirsi un po’ divisi tra due realtà.
Da una parte la nostra vita quotidiana: il lavoro, le scadenze, le relazioni, i piccoli progetti.
Dall’altra le notizie che arrivano dal mondo – guerre, escalation militari, tensioni internazionali – che entrano nei nostri telefoni e nei nostri pensieri.
In una newsletter di Parole O_Stili ho trovato un’espressione che mi ha colpita: dissonanza cognitiva collettiva. È la coesistenza di emozioni opposte nello stesso spazio mentale. Leggerezza e paura. Normalità e tragedia.
Cercare un momento di respiro mentre nel mondo accadono cose drammatiche non è indifferenza. È cercare di tutelarsi. Nella newsletter di Parole O_Stili si parla anche di compassion fatigue, una stanchezza emotiva che può arrivare quando siamo esposti continuamente a notizie dolorose.
E allora la domanda diventa: come restiamo presenti, senza farci travolgere?
Cosa posso fare io?
Tempo fa ho scritto due articoli che purtroppo restano ancora molto attuali:
Il punto non era e non è minimizzare ciò che accade. Ma chiedermi quale sia il mio raggio di azione reale.
Non posso intervenire nei conflitti geopolitici.
Non posso decidere le scelte dei governi.
Ma posso scegliere come gestire il mio spazio, il mio tempo, la mia energia.
E qui entra l’organizzazione.
L’organizzazione come modo per centrarsi
Fare qualcosa con le mani a me aiuta.
Cucinare, mettere a posto un cassetto, sistemare una mensola, rendere uno spazio più piacevole.
Anche il giardinaggio ha questo effetto: toccare la terra, curare una pianta, vedere qualcosa crescere. Sono attività semplici, ma molto concrete.
Sono azioni semplici, ma mi aiutano a centrarmi.
Quando faccio qualcosa con le mani succede anche un’altra cosa: torno nel qui e ora. La mente smette per un momento di correre tra notizie, pensieri e preoccupazioni. L’attenzione si sposta su un gesto concreto: tagliare, piegare, mettere a posto. Sono attività semplici, ma hanno il potere di riportarci nel presente. E nel presente, spesso, le cose tornano a essere più gestibili.
Perché quando lo spazio intorno a noi è più chiaro e ordinato, anche la mente tende a rallentare e a ritrovare un po’ di equilibrio e aumento la percezione di controllo.
In un momento storico in cui molte cose sono fuori dal nostro controllo, rimettere ordine nel proprio ambiente può aiutarci a ritrovare un po’ di equilibrio.
Non cambia il mondo.
Ma cambia il nostro stato interno.
E il nostro stato interno influisce su come stiamo nel mondo.
Felicità possibile (anche adesso)
La felicità di cui parlo non è euforia, non è ignorare quello che succede. È sentirsi sufficientemente centrati da non essere travolti.
A volte è semplicemente questo:
un piano cucina libero, una lista chiara, una stanza che respira.
Sembra poco. Ma quando l’ambiente è meno caotico, la mente lavora meglio.
E quando la mente è meno sovraccarica, siamo più lucidi, più presenti, più capaci di scegliere.
Anche di scegliere parole migliori e di scegliere come informarci senza farci consumare.
Un piccolo esercizio (10 minuti veri)
Ti propongo qualcosa di molto concreto.
Metti un timer di 10 minuti.
Scegli una sola superficie:
un tavolo, una scrivania, il piano della cucina, il comodino.
-
Togli tutto.
-
Pulisci velocemente.
-
Rimetti solo ciò che è davvero necessario o bello da vedere.
Stop.
Osserva come ti senti.
Non è un caso.
È riduzione del carico mentale.
In tempi complessi non possiamo far finta che vada tutto bene però possiamo creare piccoli spazi di equilibrio nella nostra vita quotidiana.
Siamo gocce, è vero.
Ma il mare è fatto di gocce.
Anche i piccoli gesti nel nostro spazio fanno la differenza, prima di tutto per noi.
Foto di kaboompics su Pexels



































